Festival

Il 12 dicembre 2021 ore 17.30 si terrà presso l’Auditorium di Merate il debutto dello spettacolo

“Piccole bugie tra noi”, a seguire la premiazione della V EDIZIONE 2020.

 

QUI TUTTI GLI SPETTACOLI PRESENTATI

“Senza Hitler” – Compagnia degli Evasi – Castelnuovo Magra (SP)

DI: Edoardo Erba REGIA: Alessandro Vanello CON: Andrea Carli, Lucia Carrieri, Nicoletta Croxatto, Riccardo Avanzini

“Scarso talento, prova di disegno insufficiente” , fu il verdetto di non ammissione per il diciottenne Adolf Hitler all’Accademia di arti figurative di Vienna nel 1907. Quel fallimento segnò probabilmente l’inizio di un processo di odio del futuro Fuhrer per tutta l’umanità. In questo testo vincitore del “Premio Speciale della Giuria Riccione 2001” , l’autore Edoardo Erba, immagina e crea una una dimensione parallela agli eventi accaduti: Hitler viene promosso all’esame dell’accademia di Belle Arti e realizza il sogno della sua giovinezza: diventare pittore. Ma in realtà la sua fama rimane quella di un pittore mediocre e irrequieto, che dipinge quello che nella nostra dimensione ha fatto: guerra, massacri, camere a gas. Accanto a lui Eva, modella, donna delle pulizie, poi compagna di vita. Siamo negli anni 50, Stoccolma è la capitale  dell’Europa. A sessant’anni, quando il pittore Adolf Hitler sta per emergere dall’anonimato, dopo una vita  di frustrazioni artistiche, viene intervistato da Anne, una giovane giornalista della Frankfurten Zeitung. Siamo negli anni 50, Stoccolma è la capitale dell’Europa.

 

 “A republica de mati” –  Satiro Teatro – Padernello di Paese (TV)

DI: Roberto Cuppone REGIA: Roberto Cuppone CON: Gigi Mardegan

Mato de Guera è un testo sulla prima guerra mondiale. La cosiddetta Grande Guerra serve come spunto per una analisi della guerra tout court e sulla sua inutilità. Ambientato a Treviso (per la precisione in una stanzetta del manicomio di Sant’Artemio) alla metà degli anni Trenta, discende con evidenza dalla grande tradizione letteraria veneta e in particolare dai parlamenti di Bilora e Ruzante. Ma vi si avverte anche, ad esempio, la lezione di Teofilo Folengo/Merlin Cocai che guarda con disperazione non rassegnata al mondo degli umili e degli sfruttati.
Il fante Ugo Vardanega, originario di Possagno, è approdato da tempo nel centro storico di Treviso dove, a due passi dal portico dei Buranelli, vende la sua povera mercanzia su una scalcinata bancarella. È uscito dal primo conflitto mondiale con la mente sconvolta dall’orrore del conflitto e la sua vita di reduce folle/saggio si divide tra la sua miserabile attività commerciale e i ricoveri forzati al Sant’Artemio, quando la sua follia riaffiora in maniera incontrollabile. Anni Trenta: verso la metà di quel decennio che corre verso il secondo conflitto mondiale, dal suo piccolo osservatorio popolare Ugo si rende conto che sulla pelle di tutti i suoi compagni morti sul Grappa e sul Piave si sta consumando l’ultima, ignobile speculazione. Sono questi infatti gli anni in cui si costruiscono i grandi ossari. Già, non alla fine della guerra 15-18, ma venti anni dopo. Dunque non per pietà e riconoscenza verso tanti ragazzi morti, ma per sostenere la retorica della nuova guerra che si sta preparando. Ugo vede passare i camion carichi dei contenitori pieni di ossa e le pietre destinate a costruire gli ossari: non regge e scoppia. Riaffiora in lui terribile la memoria della guerra. Combattuta su due fronti, come dice ad un certo momento: perchè c’era da guardarsi dal nemico, ma anche dalla stupida intransigenza di uno stuolo di ufficiali italiani boriosi e impreparati.


“La signora e il funzionario” – Compagnia dell’Eclissi – Salerno

DI: Aldo Nicolaj REGIA: Marcello Andria CON: Marika De Vita, Enzo Tota

“Commedia di costume dalle inflessioni umoristiche ma dal retrogusto acido e corrosivo, La signora e il funzionario fu scritta da Aldo Nicolaj (1920-2004) alla fine degli anni ’70, quando l’opinione pubblica italiana era profondamente scossa da disordini di piazza, lotta armata, strategia della tensione. Se ne percepisce l’eco, sia pure smorzata da una scrittura ironica e briosa, nel serrato e quasi asfissiante dialogo fra un funzionario – espressione tipica e grottesca delle meschinità e delle cattive abitudini radicate nella burocrazia ministeriale – e una di quelle terribili signore borghesi che popolano il teatro del prolifico commediografo piemontese, all’apparenza frivole e svitate, in realtà dotate di una sottile, personalissima razionalità. L’impatto fra i due personaggi produce un effetto bizzarro, che si spinge fin quasi ai confini del teatro dell’assurdo; un gioco un po’ perverso fra un gatto e un topo, in cui il primo, cedendo alla tentazione di un crudele ma divertente passatempo, tormenta e mette più volte alle corde la sua vittima; l’altro, intimidito e irrazionalmente spaventato, prova a minacciare, poi ad assecondare e blandire, il suo casuale aguzzino, nel quale vede materializzarsi tutte le sue paure, le sue debolezze, i suoi rancori, le sue frustrazioni.

 

 “Endgame” – Oneiros Teatro – Cinisello Balsamo (MI)  

DI: Samuel Beckett REGIA: Francio Ciani e Clara Hauff CON: Francesco Colombi, Marco Cuzzi, Antonia Fusano, Antonio Napoletano

All’interno di un cubo che può essere una stanza, un bunker,  un loculo, quattro esseri, impegnati in un tragicomico epilogo delle loro esistenze, si inseguono in dialoghi come su di una scacchiera, nel tentativo di mettersi fuori gioco. Hamm non può alzarsi, Clov non può sedersi e i due vecchissimi genitori si trovano dentro a bidoni della spazzatura.  Il titolo è ispirato al modo in cui viene chiamata l’ultima parte di una partita a scacchi, quando sulla scacchiera non sono rimasti che pochissimi pezzi. Beckett era famoso per essere un appassionato di questo gioco ed il rifiuto di Hamm di accettare la fine imminente può essere paragonato a quello dei giocatori dilettanti che continuano a giocare non accorgendosi dell’inevitabile sconfitta, mentre i professionisti, di fronte ad una chiara situazione di svantaggio, sono soliti arrendersi abbandonando la partita. Le figure grottesche, spesso comiche e clownesche, divertono e commuovono immersi nell’altissima poetica Beckettiana.

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